Milano, 27 feb. (askanews) – Febbraio, il mese più breve del calendario, diventa ogni anno l’occasione per celebrare la forma più essenziale della poesia giapponese. In questo periodo ricorre il National Haiku Writing Month (NaHaiWriMo), ventotto giorni dedicati alla pratica quotidiana dell’haiku: un componimento al giorno come esercizio di attenzione e consapevolezza. Nato come progetto digitale sulla piattaforma nahaiwrimo, il NaHaiWriMo riunisce oggi una comunità internazionale di appassionati e offre spunti di scrittura e spazi di condivisione aperti a tutti.
Scrivere un haiku significa misurarsi con una forma di diciassette sillabe suddivise in tre versi, che combina una parola stagionale, il kigo, e una cesura, il kireji. Più che uno schema metrico, è un esercizio di sguardo. L’attenzione si posa sull’ambiente circostante: la luce che cambia nel pomeriggio, il rumore dell’acqua contro una barca, il profumo di un fiore o il sapore di un frutto. L’esperienza si concentra nel qui e ora, in un dettaglio concreto che diventa immagine.
Al centro dello haiku c’è l’immagine. La poesia mostra, accosta, suggerisce. Evita spiegazioni e commenti, lascia al lettore lo spazio per percepire e interpretare. In questa tensione verso l’essenziale si sono affermate alcune delle voci più autorevoli della tradizione giapponese, come Matsuo Basho, Kobayashi Issa e Masaoka Shiki, interpreti diversi di una stessa ricerca di misura e profondità.







