Parla l’autrice de “Il grande libro degli yokai”
Milano, 29 gen. (askanews) – Sirene, donne-volpe, re Dragone e l’incredibile storia degli haiku. Il Giappone è tutto un’avventura attraverso il racconto di Irene Canino, avvocato, blogger e scrittrice che da anni si occupa della diffusione della cultura nipponica. E anche chi ne sa davvero poco, e va poco oltre la lettura dei libri di Marie Kondo, con Canino ha l’opportunità di scoprire tanti aspetti di una civiltà lontana ma per certi versi più vicina di quello che ci si potrebbe aspettare. Nel 2023 ha pubblicato per Mondadori “Il grande libro degli yokai. Storie e leggende del folklore giapponese” e nel 2025 “La mia libreria Tsundoku. Diario di lettura per accumulatori di libri”.
Non a caso la sua pagina Instagram è stata la prima in Italia interamente dedicata alla letteratura giapponese, diventando un punto di riferimento per appassionati del Paese del Sol Levante. E oggi in un mondo dove tutto corre veloce, a Canino non si può che chiedere dell’haiku, forma poetica giapponese breve ed essenziale.
Irene Canino: “Nella cultura contemporanea gli haiku sono una sorta di memoria collettiva, perché rievocano innanzitutto un immaginario poetico che – attraverso i secoli – parte, lo sappiamo, nel suo apice con Matsuo Basho, quindi a metà del XVII secolo ma arriva, si protrae nel tempo fino alla contemporaneità. Attraverso i kigo, che sono le parole stagionali, attraverso la struttura stessa degli haiku si rievoca un immaginario di luoghi, di emozioni, di sensazioni che appartengono profondamente al popolo giapponese. Basti pensare ai fiori di ciliegio, che sono i fiori per antonomasia citati in queste poesie. Quando una poesia cita un fiore, sicuramente è il fiore di ciliegio, quindi rievoca un’appartenenza come popolo, come memoria e come memoria culturale”.






