Il 22 febbraio in Giappone non è una data qualsiasi: è il giorno in cui i numeri si mettono a miagolare. Due-due-due, “ni-ni-ni”, che diventa nyan-nyan-nyan. È il Neko no Hi, la Giornata del gatto, e nel Paese del Sol Levante l’aria sembra riempirsi di baffi invisibili e code che si intrecciano tra le case.
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La Giornata del gatto in Giappone
Oggi, 22/2, i neko café si riempiono, le foto dalle isole dei gatti come Aoshima e Tashirojima rimbalzano online, e perfino chi non vive con un felino sente il bisogno di fermarsi un momento a guardarli negli occhi. Come se quel miagolio numerico fosse un richiamo antico. Non è una festa folcloristica per i social. È qualcosa di più profondo, quasi un riconoscimento collettivo. Perché qui il gatto non è solo un compagno di divano: è un simbolo, una presenza spirituale, un piccolo guardiano domestico. Lo racconta da secoli il celebre Maneki-neko, il micio con la zampa alzata che invita fortuna all’ingresso di negozi e abitazioni.
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