Prima sfilata da direttore creativo di Gucci: Demna ha scritto una lettera aperta - affidata ai canali social del brand - che è una dichiarazione di intenti ma anche una lettera quasi d'amore per "una maison che ha vissuto molte vite" e che lui vede quasi "come una persona".

Per lui Gucci è "un brand che ha definito e ridefinito cosa significhi lusso e cosa la moda osi diventare.

Ciò che è iniziato oltre un secolo fa come un piccolo laboratorio di pelletteria e valigeria a Firenze è cresciuto fino a diventare uno dei nomi più riconosciuti al mondo. Non per caso. Non per mito. Ma per forza di carattere". Perché "Gucci è stato costruito grazie all'eccellenza dell'artigianato e del prodotto italiano, ma anche grazie alla sua qualità innata di osare. Di innovare. Di superare i limiti. Di creare le proprie regole. E, cosa molto importante, grazie alla sua inevitabile rappresentazione della cultura e della mentalità italiane".

Se Gucci "non è una 'maison', non ha radici nell'alta moda, non si basa su un mito", tuttavia "è un superbrand che riguarda tanto il prodotto pragmatico quanto l'emozione". Per Demna - arrivato in Gucci dopo aver portato al successo Balenciaga - il marchio della doppia G "è dramma, passione, eccesso, contraddizione, amore e odio, trionfo e crollo, orgoglio e vulnerabilità, perseveranza, caos, genialità. Tutto ciò che si può dire di un essere umano si può dire di Gucci" e per questo "Io vedo Gucci come una persona". E non una qualsiasi ma "qualcuno con un passato selvaggio e indimenticabile e codici inconfondibili. Qualcuno pienamente consapevole di chi è, eppure inquieto, curioso, affamato di evolversi, di sorprendere, di essere sorpreso, di sfidare e di essere sfidato, di essere rispettato, di essere desiderato".