Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
26 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:50
Abbiamo già rilevato in precedenti post come il disegno di legge sul cosiddetto “nucleare sostenibile” pretendesse di considerare il ritorno dell’atomo come complementare e necessario all’affermarsi delle rinnovabili. Anche il “Decreto Bollette” approvato il 18 febbraio 2026 dal Consiglio dei Ministri viene ora presentato come uno strumento per ridurre i costi per i cittadini e favorire la transizione energetica verso sole, vento ed acqua. Un’analisi del suo impianto, però, mostra un indirizzo ben diverso: il provvedimento incentiva l’uso del gas nel mix elettrico minando l’espansione delle FER e, nel complesso, il quadro normativo tende a rafforzare le tecnologie fossili nella fase di prezzo, con effetti negativi su bollette, investimenti per energie pulite e decarbonizzazione.
Il cuore del tema del decreto è l’articolo 6 che, dal 1° gennaio 2027, introduce rimborsi ai produttori termoelettrici per gli oneri di trasporto del metano verso gli impianti di combustione e prevede per le centrali turbogas la compensazione degli oneri ETS, previa autorizzazione europea in materia di aiuti di Stato. Poiché il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è spesso determinato dagli impianti a gas nelle ore in cui fissano il prezzo marginale, la sterilizzazione parziale di costi variabili come trasporto e crediti di emissione di CO2 riduce il loro costo di offerta e abbassa i prezzi in quelle fasce orarie. Ne deriva un beneficio immediato per il prezzo spot, ma anche una maggiore competitività del gas a scapito delle rinnovabili e della flessibilità di sistema senza effetti complessivi, ma solo una redistribuzione – come vedremo avanti – dei costi dell’energia che finiscono sugli utenti finali in bolletta.






