Quando l’Inter ha fatto splash in Europa, tutti i particolari in cronaca. La verità è che ci sono eliminazioni che si fissano nella memoria collettiva come punti esclamativi. Sono chiodi arrugginiti piantati sulla pelle del club a lacerare una nobile storia, che il ricordo ancora offende. Il palinsesto dei fallimenti concede spesso repliche non attese.
Le altre dolorose sconfitte
L’impresa del Bodo Glimt rimanda a quelle compiute negli anni da Helsinborg, Malmo, Admira Wacker, Vitoria Setubal, Dinamo Bucarest, Alaves: fantasmi che ancora oggi si agitano quando arriva qualcuno a replicarne la messa in scena. Nel tabellino dei marcatori-aguzzini entrano Hauge e Evjen e vanno a fare compagnia ai vari Petterson, Engqvist, Duda, Kaltenbrunner, Ben Sahar, Poczik e via declinando, di gol in gol, di ferita in ferita, di flop in flop.
L’Inter di Lippi
Nell’agosto del 2000 la Champions League dell’Inter finì ancora prima di iniziare. I nerazzurri vennero eliminati ai preliminari per mano di una piccola squadra svedese, l’Helsingborg. Sconfitta per 1-0 in Svezia, quell’armata brancalone guidata da Lippi si presentò al ritorno animata dalle migliori intenzioni. Finì 0-0, in una notte di echi fantozziani, tra pali, traverse, muraglie difensive degli svedesi e un rigore sbagliato all’ultimo minuto da Recoba. Moratti se ne andò in silenzio, Lippi venne duramente contestato, in società calcolarono che l’eliminazione aveva mandato in fumo 25 miliardi di lire di possibili incassi. L’Inter retrocesse in Coppa Uefa, ma anche lì - dopo l’avvicendamento in panchina: via Lippi, dentro Tardelli - venne bastonata agli ottavi dall’Alaves: 3-3 in Portogallo, 0-2 a San Siro, quella sera il figlio di Cruijff sembrava suo padre. Ogni volta è un trauma.













