Inseguite e fotosegnalate da un drone spia per aver brucato abusivamente l’erba in alcuni terreni alla periferia di Asti. Così, un gregge criminale di pecore e capre, finito sul banco degli imputati con il suo pastore per pirateria di pascoli, è finito in tribunale. Al pastore, Riccardo P., 58 anni, Cuneese, non è andata benissimo. Malgrado la difesa degli avvocati Giulia Gai e Nicola Dottore, che hanno cercato di dimostrare che l’invasione era frutto di un malinteso, l’uomo è stato condannato. Imputato di invasione di terreno altrui e pascolo abusivo, due reati ripescati dall’oblio penale, il giudice lo ha condannato a mille euro di multa. Colpevole di aver portato il gregge a pascolare in una zona senza autorizzazione per una decina di giorni.

L’inchiesta

«Dura lex, sed lex», dicevano i giuristi latini. Il fatto, discusso in un’aula del tribunale di Asti, risale al gennaio 2024. Il proprietario dei terreni, passando per caso nei pressi degli appezzamenti, nota la presenza del gregge e del veicolo del pastore. Un pastore abusivo, secondo la denuncia del proprietario. “Sì, ho autorizzato l’uso dei miei terreni a un allevatore, in cambio di un compenso, ma al suo posto ho trovato un’altra persona” spiega alla Forestale il proprietario. Presenta querela e scatta l’indagine. Per inchiodare le pecore e le capre, come prova del reato, gli investigatori utilizzano un drone riprendendo dall’alto il gregge. Le immagini sono finite in un dossier prodotto in aula, per inchiodare il pastore e i suoi animali. L’invasione, stando agli accertamenti, sarebbe durata dal 22 gennaio a fine mese. E quelle foto sono diventate prove schiaccianti. “Non ci resta che fare ricorso in appello” dice amareggiata l’avvocata Giulia Gai.