Ci sono gli esami disertati ma non disdetti: posti che si liberano all’improvviso, talora un giorno per l’altro. Anche così, fa specie apprendere che l’anno scorso quasi 4 mila persone, soltanto a Torino e provincia, hanno ottenuto lo “slot” per una visita o un esame medico dopo che erano stati loro negati per mancanza di posti. E che questo sia accaduto non per qualche fortunata congiunzione astrale ma perché hanno attivato il “percorso di tutela” previsto da un vecchio decreto legislativo (124/1998, comma 13), ancora poco conosciuto. In sintesi, fissa l’ottenimento di un diritto. In caso di inadempienza rispetto ai tempi dell’impegnativa, le Asl sono tenute a trovare il posto, pubblicamente o nel privato (con spesa a loro carico). Non solo: a seguito della richiesta, da parte dei cittadini, alla fine i posti di cui sopra sono stati trovati dalle Asl internamente, senza che si rendesse necessario appoggiarsi ai privati, e quindi rimborsarli.
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A spese del Servizio sanitario
Così a Torino, e in tutto il Piemonte. Nel 2025 l’Asl Città di Torino ha preso in carico 1547 istanze di tutela: non c’è stato alcun rimborso all’assistito in conformità al decreto legislativo del 1998, spiegano dall’azienda. Oltre mille, 1.120, i percorsi attivati dalla Torino 3 per pazienti che non erano riusciti a trovare risposta alla necessità di prenotare visite o esami entro i tempi previsti: «Non c’è stato nessun rimborso al privato perché per tutti i casi verificati come aventi effettivamente diritto al percorso, gli operatori Asl hanno trovato una soluzione entro i tempi previsti dalla classe di priorità dell’impegnativa presso i servizi regionali». Idem alla Torino 4, 567 percorsi di tutela in dodici mesi, e alla Torino 5, 270 percorsi di tutela. I numeri variano in proporzione alle dimensioni delle aziende ma le risposte sono seriali. Come la soluzione, par di capire.






