Giorni fa ho letto che due consiglieri regionali di Forza Italia avrebbero denunciato un nuovo aumento dei tempi per ottenere alcuni esami. Fra quelli citati ce ne sono alcuni che possono essere eseguiti quasi in tempo reale e con relativamente poca spesa presso le farmacie. Se non cogliamo queste (rare) opportunità, siamo belli che spacciati. E quando il Servizio sanitario farà una convenzione con queste farmacie?
Enrico Venturoli
Risponde Beppe Boni
C’è qualcosa che non quadra. La Regione un giorno sì e uno no annuncia che sono stati ridotti i tempi di attesa delle visite specialistiche in Emilia-Romagna mentre i cittadini e una parte della politica sostengono il contrario. Forse un po’ di disagio è stato recuperato, ma l’assessorato alla Sanità non riesce a risolvere il problema in modo strutturale. Però aumenta i ticket dei farmaci e consente che i medici di famiglia vengano premiati economicamente (e non educati) se prescrivono meno esami specifici, costringendo così i cittadini a rivolgersi, a pagamento, a uno specialista per ottenere ciò che prima era gratuito. Complimenti. Le farmacie possono aiutare prendendosi carico di alcune visite, ma la maggior parte deve essere effettuata negli ospedali o da ambulatori specializzati. Le case di cura private già accreditate sono disponibili a trattare, anche dal punto di vista economico, per prendersi carico di un buon numero di interventi, ma la Regione tira il freno a mano. Perché? Per motivi ideologici, ovviamente, anche se nessuno lo dichiarerà mai in questi termini. I bilanci sono quelli che sono, si sa, ma forse anziché pensare solo a spendere meno si dovrebbe studiare una formula per spendere meglio. Intanto le liste d’attesa si allungano, i cittadini devono mettere mano al portafoglio più spesso e c’è chi rinuncia a curarsi. Così non va bene.







