Il consumatore attento alle tematiche ambientali ed alla sostenibilità quando compra un prodotto al supermercato, forse direziona i suoi acquisti anche in base al packaging. Se la confezione è fatta con materiale riciclato o riciclabile e l'azienda manifesta con l'imballaggio la sua politica di circolarità, quei soldi si spendono più volentieri. Il problema è che il greenwashing dettato dal marketing si nasconde ovunque. Secondo un'inchiesta del giornale britannico The Guardian gli scaffali dei supermercati europei sarebbero pieni di marchi che pubblicizzano i loro imballaggi in plastica come sostenibili. Ma la realtà dei fatti, spesso, è lontana. Solo una minima parte dei materiali è realmente recuperata dai rifiuti, mentre il resto del materiale sarebbe prodotto da fonti fossili: il petrolio.

Microplastiche nel piatto: un rischio scaldare il cibo nei contenitori

A CURA DELLA REDAZIONE DI GREEN&BLUE

24 Febbraio 2026

Obiettivo del greenwashing, infatti, è far apparire i brand più sostenibili di quanto non siano in verità. Le aziende utilizzano confezioni dal design eco-friendly con una strategia che sfrutta la sensibilità dei consumatori verso l'ambiente per vendere. Secondo The Guardian diverse multinazionali utilizzano packaging in plastica realizzati dalla Sabic, divisione addetta alla produzione della plastica della compagnia petrolifera Saudi Aramco. Il quotidiano britannico sostiene che la holding statale saudita, nel 2023 avrebbe prodotto qualcosa come più di 70 milioni di tonnellate di emissioni inquinanti.