Le imprese possono migliorare davvero il loro impatto ambientale e allo stesso tempo fare greenwashing, comunicando un impegno “verde” più alto di quello reale: è quanto emerge da una nuova ricerca firmata da tre docenti della Facoltà di Economia della Libera Università di Bolzano pubblicata sulla rivista scientifica Economics Letters. Lo studio analizza come si comportano le aziende quando i consumatori non possono verificare direttamente la qualità ambientale dei prodotti e devono affidarsi alle informazioni fornite dalle imprese. In questo scenario, spiegano i ricercatori, investire nell’ambiente e fare greenwashing non sono scelte alternative, ma spesso vanno di pari passo.

Il greenwashing, o “ecologismo di facciata”, è una strategia di marketing ingannevole che presenta prodotti o aziende come eco-sostenibili per migliorarne l’immagine, nascondendo un reale impatto ambientale negativo. Questa pratica, spesso basata su affermazioni vaghe e non verificate, mira a sfruttare la crescente sensibilità ecologica dei consumatori.

Un altro risultato che emertge dalla ricerca riguarda il ruolo dei consumatori. Quando i consumatori diventano più attenti e informati, le imprese tendono a ridurre il greenwashing, ma riducono anche gli investimenti ambientali reali. Un effetto controintuitivo che mette in discussione l’idea secondo cui una maggiore consapevolezza porti automaticamente a un aumento della sostenibilità.