Greenwashing e socialwashing. Due fenomeni patologici della sostenibilità che si verificano quando le aziende dichiarano attività che in realtà non hanno realizzato. Nell’ambiente (greenwashing) o nel sociale (socialwashing). Conseguenza? Devastanti effetti sulla reputazione dell’impresa. Sembra che però ci sia un’eccezione.
Lo studio
«Greenwashing e socialwashing incidono in modo diverso sul rischio reputazionale: il primo genera prevalentemente effetti negativi, mentre il secondo può produrre, impatti positivi», afferma Alessia Pedrazzoli, ricercatrice dell’Università Milano-Bicocca, una delle autrici dello studio “Valutare l’influenza dell’Esg washing sull’esposizione reputazionale delle banche: un’analisi cross-country”. Gli altri autori sono Gennaro De Novellis (Sda Bocconi), Daniela Pennetta e Valeria Venturelli (entrambe dell’ateneo di Modena-Reggio Emilia).
Nel documento è stato analizzato l’effetto dell’Esg washing sulla reputazione di un campione internazionale di 120 banche in 35 Paesi tra il 2014 e il 2020. L’Esg washing è il mix dei due fenomeni distorsivi nei segmenti ambientale e sociale. Ebbene, i ricercatori hanno analizzato singolarmente i due fenomeni rispetto alle banche. Conclusione? Il greenwashing aumenta il rischio reputazione degli istituti di credito, confermando quanto si sapeva. Viceversa, la sorpresa è sul socialwashing: «Livelli più elevati di disclosure – viene spiegato nello studio – rispetto ai risultati sulle questioni sociali, sembrano ridurre l’esposizione reputazionale».






