MILANO. Non c'è dubbio che, quando ha sparato da quasi 30 metri a Abderrahim Mansouri, avesse la «volontà» di uccidere. E che con la versione di ieri ha continuato a mentire, ammettendo solo aspetti che risultavano acclarati, come di aver «alterato la scena del delitto» mettendo quella pistola finta. Anzi, ha pure tacciato di «infamità» i colleghi che negli interrogatori da indagati si sono ravveduti, mentre i suoi «metodi intimidatori» nelle operazioni borderline trovano «conferma» in più testimonianze. È netto il giudizio su Carmelo Cinturrino da parte del gip di Milano Domenico Santoro che, pur non convalidando il fermo per mancanza del pericolo di fuga, ha disposto per lui la custodia cautelare in carcere, come chiesto dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia, confermando il quadro delle analisi e dei verbali raccolti nelle indagini della Squadra mobile. In poche parole, può uccidere ancora e inquinare le prove.
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MICHELA CIRILLO, ANDREA SIRAVO
Presto perderà la divisa. «Subito dopo il fermo - ha annunciato il capo della polizia, Vittorio Pisani - ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la sua destituzione dalla polizia di Stato». Di solito, ha aggiunto, «si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità». «Un quadro doloroso, in particolare per chi serve lo Stato», per il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, che oggi a Milano ha incontrato i dirigenti della Questura «per rinnovare ancora una volta il mio apprezzamento e la mia gratitudine per il lavoro che svolgono anche in contesti difficili». Perché «l'episodio di Rogoredo, per quanto gravissimo, non può intaccare una lunga storia di dedizione, disciplina e servizio che caratterizza le nostre forze di polizia».












