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Pochissimi i colpevoli: la stragrande maggioranza subisce l'ingiusta gogna
Le mele marce tra le forze dell'ordine si contano sulle dita di una mano. Eppure ogni giorno grazie alla sinistra che flirta con terroristi, anarchici e proPal passa il messaggio contro poliziotti e carabinieri rischiano la vita per stipendi da fame: sono corrotti, spacciano, sparano agli innocenti, picchiano i non violenti. Il Giornale ha chiamato Sap, Coisp, Siulp, Sim, Osa e altri sindacalisti di polizia e carabinieri per farsi raccontare cosa passa ognuno dei sessanta, settana agenti che finiscono ogni anno nelle maglie della giustizia: più del 90% si vede riconosciuta l'innocenza dopo un calvario che arriva fino in Cassazione portandosi via soldi, famiglie, prestigio e reputazione. Macchie e ferite che non si lavano e non si rimarginano mai.
Da Milano a Forlì e Cesena, da Torino a Napoli sono troppe le storie di chi è finito incastrato da false accuse e ha dovuto rinunciare a lungo a carriera e stipendio, pur proclamandosi innocente. I reati più ricorrenti sono odiosi e bugiardi: falso ideologico, eccesso colposo di legittima difesa, lesioni fino all'insulso abuso d'ufficio (oggi cancellato). Chi ha consacrato la vita a una divisa ha speso fino a 70mila euro (risparmi familiari, prestiti, eredità svuotate) per difendersi, da qui la necessità di un sostegno economico maggiore. Trascinati alla gogna pubblica e mediatica, ufficiali e agenti sono spesso impossibilitati a difendesi, come i carabinieri travolti dal caso Ramy, l'immigrato travolto dopo un inseguimento. A volte oltre le spese legali i poliziotti e gli agenti sono costretti a risarcire i danni morali. Subito, cash.






