Una non piccola percentuale di pazienti che hanno avuto un infarto miocardico può andare incontro a una recidiva negli anni successivi. Nonostante le varie terapie che dopo il primo attacco sono state messe in atto.

Per riuscire a capire quali dei nostri pazienti è più a rischio di altri, noi cardiologi utilizziamo varie tabelle che tengono conto di numerosi fattori quali l'età, la familiarità, la presenza di varie patologie quali il diabete, l'ipertensione o malattie renali. E approfondiamo che tutti i nostri pazienti mantengano una sana alimentazione, un giusto peso e valori di colesterolo adeguati, magari utilizzando farmaci che aiutino la prevenzione di un nuovo attacco cardiaco.

E questo a tutti gli infartuati, perché, pur essendo tali accorgimenti indispensabili, non abbiamo un biomarcatore biologico che ci permetta di indentificare in modo chiaro quali siano i soggetti realmente a rischio maggiore.

Sulla rivista Thrombosis and Haemostasis la professoressa Marina Camera ed i suoi collaboratori dell'Unità di Biologia Cellulare e Molecolare Cardiovascolare del Centro Cardiologico Monzino di Milano, hanno pubblicato uno studio in cui hanno identificato un biomarcatore piastrinico che sembra in grado di predire la mortalità cardiovascolare a distanza in pazienti precedentemente colpiti da infarto miocardico. Tale biomarcatore è il Tissue Factor. Una glicoproteina molto importante nei processi di coagulazione che, quando viene espressa sulla membrana delle piastrine (chiamate in questo caso Tissue Factor Positive) può avviare processi trombotici che sono la causa dell'infarto.