Prevenzione su misura. È la ricetta fondamentale per dare ad ognuno la sua risposta Si dice sempre, quando si parla di malattie cardiovascolari. Perché proporre parametri uguali per tutti non ha senso. I valori di colesterolo LDL e di pressione debbono ovviamente risultare ben più bassi quando si è ad alto rischio di un primo infarto o ictus. E debbono calare ulteriormente se la persona ha già avuto una grave ischemia cardiaca o ha superato un ictus cerebrale.

Per essere davvero efficienti e ottimizzare i trattamenti, in questi casi, sarebbe importante sapere chi è maggiormente in pericolo. La sfida è importante. E forse, in futuro, per i pazienti con malattia aterosclerotica conclamata che presentano ancora un rischio particolarmente elevato di avere un altro infarto, ictus o altri eventi cardiovascolari, la risposta potrebbe venire da un punteggio espressamente calcolato per loro.

Lo promette l’algoritmo di calcolo messo a punto dagli esperti del Massachussetts General Brigham Hospital, che ha notevolmente migliorato la capacità di definire il rischio rispetto a quanto raccomandato dalle linee guida. Il motivo? Si mettono insieme tanti dati, clinici, di esami di laboratorio e di diagnostica generale, tanto da poter incrociare tantissime informazioni, fino a definire con sempre maggior precisione il rischio del singolo. A confermare la nuova via, presentando queste valutazioni, è la ricerca pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology.