I Mochi sono dolcetti tradizionali giapponesi preparati a partire da un ingrediente molto semplice: il riso glutinoso, una varietà di riso particolarmente ricca di amido che, una volta cotta e lavorata, sviluppa una consistenza compatta ed estremamente elastica. Il riso viene cotto a vapore e poi pestato a lungo in un mortaio tradizionale fino a trasformarsi in una pasta liscia, omogenea e modellabile. Questo impasto viene quindi suddiviso in piccole porzioni e farcito o modellato in diverse forme.

Nella versione più classica, il mochi racchiude al suo interno l’anko, una crema dolce a base di fagioli rossi azuki. Oggi però esistono numerose varianti: ripieni di crema al tè verde matcha, cioccolato, frutta oppure gelato, molto diffusi anche fuori dal Giappone. Alcune versioni industriali possono contenere anche zucchero aggiunto, amido di mais (utilizzato per evitare che l’impasto si attacchi) e aromi naturali.

La caratteristica principale del mochi è la sua consistenza: morbida al tatto, ma compatta e molto elastica al morso. Ed è proprio questa texture così particolare a renderlo unico… e potenzialmente rischioso. Il mochi, infatti, non si sbriciola né si scioglie rapidamente in bocca; tende invece a diventare appiccicoso e ad aderire alla gola se non viene masticato a sufficienza.