Da una parte, essere una «tech company». Dall’altra, mantenere l’anima di «wealth management and protection company». Il ceo Carlo Messina lo ha detto a chiare lettere nel corso della presentazione del Piano d’impresa dello scorso 2 febbraio: è su questo doppio binario – tecnologia come competenza chiave, e gestione della ricchezza come leva di crescita in Europa - che deve correre Intesa Sanpaolo.

La strada è lunga, va detto, ma la rotta è tracciata. E il piano industriale al 2029 è lì a confermarlo. Il dato certo è che una parte rilevante del percorso è già alle spalle. Nel quadriennio 2022-2025 il gruppo bancario ha investito 5,6 miliardi in evoluzione tecnologica e assunto oltre 2.400 specialisti It. «Abbiamo investito molto sulla tecnologia e sulle persone, e a un livello di assoluta eccellenza in confronto ai nostre peer, e la trasformazione è in atto», commenta Massimo Proverbio, Chief Data, Ai, Innovation and Technology Officer del gruppo.

La trasformazione di Intesa Sanpaolo non è rimasta confinata nei data center. È nata Isybank, la banca digitale del gruppo dedicata al retail. L’offerta è quasi totalmente diventata “nativa digitale”, tanto che oggi il 95% dei prodotti per i privati è gestibile digitalmente. E il 70% dei customer journey è di fatto omnicanale, cioè interscambiabile tra app e filiale. «Otto anni fa andavamo a vedere cosa facevano gli altri. Oggi sono gli altri che vengono a vedere cosa facciamo noi – rivendica Proverbio - Abbiamo aumentato la produttività della gestione del 23% e quella dei progetti del 9%, ridotto i costi unitari e aumentato i livelli di servizio».