Il presidente Trump ha dato all’Iran una scadenza ravvicinata per raggiungere un accordo, mentre gli Stati Uniti sono già mobilitati. Dal suo punto di vista, quali sono le probabilità che si arrivi a un accordo e quali che ci sia un attacco?

«Il presidente Donald Trump ha indicato una tempistica compressa, ma in Medio Oriente le linee rosse sono spesso tracciate con una matita dalla gomma pronta. Il regime iraniano calcola di poter assorbire un attacco breve e mirato e sopravvivere, per questo offre concessioni minime e necessarie mentre preserva la propria leva nucleare. Trump non ha alcun desiderio di “un altro Iraq o Afghanistan”. Probabilmente ritiene che un attacco chirurgico possa costringere Teheran ad accettare. Nessuno può prevedere l’esito finale, soprattutto se venisse colpito lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Fino a che punto Teheran è disposta a retrocedere sull’arricchimento dell’uranio e quanto arricchimento è disposta a tollerare Washington? Il trio Witkoff, Kushner e Barak sussurra all’orecchio di Trump ciò che Kissinger consigliò a Nixon durante la guerra del Vietnam: dichiarare il successo e andarsene. Resta poco chiaro se le parti siano pronte a un compromesso, ma oggi le probabilità favoriscono leggermente un attacco limitato rispetto a un accordo storico».