SANREMO. Quando Carlo Conti ha abolito i monologhi a Sanremo (rendendo felici tutti, ammettiamolo), non ha messo in conto che invitare Laura Pausini a co-condurre il Festival lo obbligherà molto probabilmente al seccante ruolo di di lei silenziatore, contenitore, stoppatore, insomma: argine. Oppure, lo ha messo in conto eccome, e questo lo qualificherebbe come il Vittorio De Sica dell’Ariston, il regista della impagabile commedia umana che è il matrimonio all’italiana.

Primo omaggio di Sanremo a Pippo Baudo: Carlo Conti svela un'insegna luminosa nel teatro Ariston

«Sono logorroica, come farai?», gli ha detto Pausini più di una volta, ieri, durante la conferenza stampa inaugurale alla quale è arrivata in ritardo, perché si trova evidentemente ancora sul fuso dell’America Latina, del «mondo che mi ha cresciuta anche se io amo l’Italia, e dall’Italia mi sento amata» e lui le è andato incontro, anzi è «andato a prenderla», inaugurando quello che sarà uno dei possibili leitmotiv del festival: il soccorso della Damsel in Distress, la damigella in pericolo, dove il pericolo è lei stessa, la sua esuberanza, la sua emotività, la sua suscettibilità, tutte cose belle ma non troppo, e quindi bisognose di qualcuno che le freni. È prima di ogni cosa in questo che Carlo Conti sarà il grande normalizzatore del suo ultimo Festival, nel secondo anno del suo 3+2: darà una misura a Laura Pausini. Che si presterà benissimo: ha detto che lui è il suo lexotan, che ha accettato di co-condurre, dopo anni di insistenze di chicchessia, perché lui ha l’incredibile potere di calmarla, di trasmetterle serenità, «una parola che mai e poi mai assocerei a Sanremo, visto quanto mi commuove». Vedremo l’emotiva e il lucido, come vedevamo le emotive e il lucido ai tempi di Pippo Baudo, quando le co-conduttrici erano vallette. E si potevano mangiare anche le fragole. E brand era una parola volgare e misconosciuta, mentre adesso è tutto, è sulla bocca di tutti, oltre che negli occhi di tutti (anche se in conferenza stampa è stato segnalato che «la comunicazione di Suzuki a Sanremo non è incentrata su Suzuki, lascia parlare il Festival, ed è un lusso che ci viene concesso solo qui», da qualcuno che o non accende una televisione dal 2006 oppure pensa che non lo facciano i giornalisti italiani, che pure si espressero a lungo quando Esselunga fece uno spot in cui non si vedevano i suoi supermercati ma veniva sceneggiato il ricasco psicologico del divorzio dei suoi genitori su una bambina).