Roma, 23 feb. (askanews) – Il biologico italiano accelera, consolida la leadership in Ue e archivia definitivamente l’etichetta di settore di nicchia. Ora, però, serve uno scatto della politica: più risorse, meno burocrazia e una Pac realmente europea. A lanciare il messaggio, evidenziando le priorità per rafforzare il bio tricolore in una fase decisiva per il futuro dell’agricoltura è il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, intervenuto a “Rivoluzione Bio”, evento centrale del Sana Food, insieme ad Anabio, l’associazione dedicata della Confederazione.
I numeri confermano un comparto in piena espansione: lato consumi, le vendite alimentari bio nel 2025 hanno raggiunto 5,5 miliardi e l’export 3,9 miliardi; lato produzione, oltre 2,5 milioni di ettari sono coltivati a biologico (20,2% della superficie agricola nazionale, la quota più alta nell’Ue) con quasi 100mila operatori, di cui il 90% aziende agricole. Inolrtre, quasi il 20% delle aziende bio è guidato da giovani (contro meno del 10% nel complesso del settore) e la superficie media aziendale supera i 29 ettari, più del doppio della media nazionale di circa 12 ettari.
“E’ un comparto dinamico, capace di attrarre nuove generazioni e investimenti: sostenibilità e redditività possono andare di pari passo – ha detto Fini – L’Italia è protagonista della transizione ecologica in Europa. Ora servono scelte politiche coerenti e lungimiranti per consolidare questa leadership”.








