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23 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:09

Quando Giacomo Capuzzo parla del suo lavoro, usa spesso una parola che in Italia, nel mondo della ristorazione, sembra quasi sconosciuta: lucidità. “Io lavoro 4 giorni a settimana, 10 ore al giorno. Lavoro tanto, ma non sono mai stanco. E soprattutto sono sempre lucido”, racconta a ilfattoquotidiano.it. Ha 28 anni, è un cuoco e da due anni vive a Copenaghen. Lavora da Popl, ristorante innovativo legato al Noma, punto di riferimento mondiale della cucina contemporanea. Non se n’è andato dall’Italia per inseguire una moda, ma perché, a un certo punto, ha avuto il tempo di fermarsi e guardarsi intorno.

Dopo il liceo scientifico, Giacomo si iscrive all’università, Scienze e tecnologie alimentari. Resiste due anni. “Era troppo tecnica, troppo teorica per quello che piaceva a me”. Sceglie quindi un corso post diploma a Cernobbio, 6 mesi di formazione più 3 di stage. È lì che entra davvero in contatto con il mondo della ristorazione. “La cosa più bella era parlare con gli esperti del settore”. Lo stage lo porta in un celebre locale a Milano. “Ero un novizio. Avevo visto lo chef in televisione, mi era piaciuto e ho chiesto di poter lavorare lì”. Solo dopo capisce quanto quella scelta sia stata determinante, visto che ha ricevuto delle “basi imprescindibili”. Gli viene anche offerta la possibilità di restare, ma Giacomo non coglie subito il peso di quell’opportunità. Poco dopo arriva il Covid, che azzera tutto. “Ha chiuso completamente la mia possibilità di lavorare”.