Tutto è iniziato con la pandemia, racconta la nostra lettrice: “All’inizio era prudenza. Poi la paura dei germi ha iniziato a controllare la mia vita”. La psicologa: “Le strategie di prevenzione funzionali si sono trasformate in ossessioni e compulsioni”
di Veronica Mazza
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“Durante il Covid mi dicevo che stavo solo facendo attenzione. Come tutti. Lavarmi spesso le mani, disinfettare le superfici, evitare contatti inutili mi sembrava normale, responsabile. Anzi, mi sentivo più diligente di altri. Non avrei mai pensato che quella prudenza si sarebbe trasformata in qualcosa di molto diverso. Che, finita l’emergenza, la paura non se ne sarebbe andata con il virus”. A raccontarci la sua storia di rinascita questa volta è Elena F., una freelance di 41 anni che vive a Roma. “All’inizio dicevo a tutti che era solo cautela e accortezza. Era il 2020, il Covid era ovunque e nessuno mi trovava strana se disinfettavo le mani appena rientrata a casa. Ma lentamente ho cominciato a sentire che non bastava mai. Oggi so che quello che ho vissuto aveva un nome: misofobia. E so anche che uscirne non ha significato smettere di essere attenta, ma smettere di vivere prigioniera”.
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