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Uno dei motti più associati alla regina Elisabetta è «never complain, never explain»: il senso è che la famiglia reale britannica, per continuare a regnare e preservare la sua autorità, non debba “mai lamentarsi, mai dare spiegazioni” sul proprio operato. La monarchia però ha livelli di segretezza che non può più permettersi di mantenere dopo l’arresto dell’ex principe Andrea Mountbatten-Windsor, interrogato e poi rilasciato giovedì nelle indagini sui suoi legami con Jeffrey Epstein.
Mountbatten-Windsor è accusato di avergli passato documenti governativi riservati. La sua reputazione però era già stata distrutta dal plausibile coinvolgimento nei traffici di Epstein, che era stato condannato per lo sfruttamento sessuale di decine di donne, anche minorenni. Di questo si parlava da ben prima dell’arresto: la famiglia reale ha cercato di prendere le distanze da Mountbatten-Windsor, ma non ha mai spiegato pubblicamente cosa sapesse o non sapesse.
«Qualsiasi cosa succeda se e quando il caso arriverà in tribunale, l’istituzione in cui Andrea è nato [la monarchia] dovrà rispondere a domande e gestire un incubo in termini di relazioni pubbliche», ha scritto Lewis Goodall, uno dei più seguiti commentatori della politica britannica. Doversi spiegare, o scusare, sarebbe una cosa enorme per la monarchia, tuttora percepita come un’istituzione al di sopra della legge.















