Un membro della famiglia reale in guardina, un Paese e un'istituzione monarchica in crisi.
Terremoto nel Regno Unito per l'arresto dell'ex principe Andrea, prelevato nella sua residenza 'privata' di Sandringham da una pattuglia di agenti e funzionari di polizia con l'accusa di "condotta illecita nell'esercizio di una funzione pubblica" in relazione allo scandalo delle sue strette frequentazioni passate con il defunto finanziere pedofilo americano Jeffrey Epstein. E rilasciato (da indagato) soltanto in serata, dopo 12 ore di detenzione e interrogatori, per essere mostrato ai sudditi dai media con la faccia stravolta dalla collera sul sedile posteriore della Range Rover che lo riportava a casa. Uno sviluppo clamoroso e inedito nella storia moderna britannica, per quanto forse tardivo per la reputazione del Regno, consumatosi - colmo di umiliazione - nel giorno del 66esimo compleanno del tracotante ex duca di York. A cui il 77enne re Carlo III, fratello maggiore del reprobo, ha reagito stavolta a tamburo battente, con una nota gelida e senza precedenti. "Lasciatemi essere chiaro, la giustizia deve fare il suo corso", ha tagliato corto promettendo "sostegno e cooperazione" alle autorità inquirenti, prima di assicurare che ciò che resta della Royal Family continuerà a svolgere i suoi "doveri al servizio" dello Stato. Parole nette, fatte proprie anche dal primogenito William e dalla consorte Kate, eredi di un trono il cui futuro appare in queste ore davvero carico d'incognite.















