L’arresto, anche solo per 12 ore, dell’ex principe Andrea apre nella monarchia britannica una gravissima crisi. È l’ora più buia dei Windsor, e uscirne non sarà semplice. Non si tratta più solo dei pur intollerabili abusi nei confronti di ragazze minorenni legate a Jeffrey Epstein: quelli erano comportamenti aberranti che riguardavano la sfera privata.

Le accuse che la polizia muove oggi ad Andrea riguardano il suo ruolo pubblico di rappresentante del governo come inviato speciale per il commercio e gli investimenti. Per 10 anni, dal 2001 al 2011, l’allora duca di York avrebbe dovuto promuovere gli interessi economici del Regno Unito all’estero. Si è scoperto invece che inviava all’amico Epstein informazioni confidenziali, aiutandolo ad aumentare la sua ricchezza. L’8 febbraio scorso Buckingham Palace aveva comunicato, a nome di re Carlo, di essere pronto a collaborare con la polizia nelle indagini. Un annuncio così inusuale voleva dire solo una cosa: il Re era stato informato dal governo, dalla polizia o dai servizi segreti che l’inchiesta seguita alla pubblicazione di parte dei documenti di Epstein rendeva necessarie misure restrittive nei confronti del fratello. Non c’era altro da fare che promettere collaborazione, sperando che l’arresto, per quanto traumatico, chiudesse finalmente la vicenda. Il governo e il Re hanno riaffermato che nessuno è intoccabile, che la giustizia deve fare il suo corso e che se qualcuno è colpevole deve essere perseguito, anche se è un ex principe ottavo nella linea di successione al trono.