Non doveva andare così e il principe del Galles adesso fa i conti con le macerie. Che le discussioni a casa di re Carlo III fossero accese si vocifera da tempo, che l’erede al trono non abbia mai sopportato lo zio e che avrebbe fatto scelte diverse per allontanarlo molti anni fa è stato scritto, ma oggi la casa reale non può fermarsi alle recriminazioni perchè il castello brucia. La polizia è entrata nei cancelli di Sandringham, una delle residenze preferite del sovrano, e l’ottavo in linea di successione al trono è stato posto in stato di fermo per 11 ore. Il mondo ha osservato attonito la caduta in disgrazia del figlio prediletto di Elisabetta II, mentre il re portava avanti i suoi impegni quotidiani masticando amaro. Ancora una volta, la monarchia che ha sempre vissuto all’insegna del “never complain, never explain” (non lamentarti e non dare spiegazioni) ha dovuto parlare, Carlo III ha firmato una dichiarazione in cui il fratello diventava “Andrea Mountbatten-Windsor” e la “legge doveva seguire il suo corso”, senza fermarsi davanti al sangue blu. Mai la corona aveva dovuto dare spiegazioni prima, o almeno mai era stata costretta a fare sentire la sua voce su questioni così scottanti. Bastavano il silenzio e l’attesa.