Quando il gioco si fa duro, i Windsor si chiudono a riccio e giocano di rimessa. L’arresto di “mister Andrew”, questo l’unico appellativo che Re Carlo usa per rivolgersi ad un fratello invischiato con tutti e due i piedi negli Epstein files, ha gettato nel più profondo imbarazzo la Casa Reale. Per “Mister Andrew Mountbatten-Windsor” è la fine dei giochi e del sangue blu. Dopo avergli strappato titoli e Royal Lodge, la residenza da trenta stanze a Windsor dove l’ex principe ha vissuto per vent’anni, il sovrano ha scelto la linea più dura. E davanti all’arresto di Andrea, ieri, ha firmato come nelle grandi occasioni: “Le autorità hanno il nostro pieno e convinto sostegno e la nostra collaborazione. Voglio dirlo con assoluta chiarezza: la legge deve fare il suo corso. Carlo R.”.

Una firma solenne, da capo di Stato, non da fratello. È l’epigrafe che seppellisce Andrea, ormai sradicato dalla Royal Family. Re Carlo passerà alla Storia come colui che ha “permesso” l’arresto del fratello, approvando l’operato della polizia per salvare la “Ditta”, cioè l’istituzione monarchica. Il primogenito ed erede, William, Prince of Wales, lo aveva capito da tempo: fuori lo zio, prima che sia troppo tardi. Non intende ereditare una monarchia marcia. Carlo, più riluttante, era stato frenato dalla madre Elisabetta II, che aveva difeso fino all’ultimo il figlio Andrea, il suo prediletto, contribuendo con milioni all’accordo extragiudiziale con Virginia Roberts Giuffre, grande accusatrice e vittima di Jeffrey Epstein. Alla fine Andrea ha dovuto sborsare 12 milioni di dollari per non finire sotto processo.