Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 9:17
“Non riusciamo da anni ad uscire dalla logica emergenziale con una seria politica sulla casa. La risposta dei dormitori non basta per i clochard”. A lanciare il campanello d’allarme è Alessandro Carta, il presidente Federazione italiana organismi per le persone senza dimora. Da gennaio ad oggi sono già morte 53 persone senza fissa dimora. Il numero dei clochard che hanno perso la vita lo scorso anno è tristemente in linea con quello degli anni precedenti: 414, mentre nel 2024 erano venti in più e l’anno prima 414. “La morte delle persone senza dimora in Italia non è un evento eccezionale né circoscritto a specifiche emergenze stagionali”, dice il numero uno dell’associazione.
Da anni il numero dei senza fissa dimora resta stabile. Evidentemente qualcosa non funziona?
Il tema cruciale è capire come evitare che le persone finiscano in strada. Il decesso è l’ultimo anello dello stato di vulnerabilità. Il passaggio dalla casa all’essere senza un tetto è sempre più rapido. Nel nostro sistema prevale, spesso, solo la logica emergenziale. Ci sono molti dormitori ma manca una stabilità all’accesso alla casa. Il fatto che molte persone restano clochard per tutta la vita è una condizione che sembra insuperabile. C’è da registrare anche una barriera all’ accesso ai servizi. Si scopre sempre troppo tardi che ci sono patologie che non sono state curate. Il tema della salute è ambivalente, le risposte rispetto ai bisogni sono l’ultima cosa a cui un clochard pensa quando si deve trovare da mangiare ogni giorno.






