La politica dell’attrattività, turistica e business, cammina a due velocità diverse e anche perla migliore, quelle turistica, ci sarebbe bisogno di un tagliando, con un piano che porti entrambe a consolidare i risultati attuali nonostante le complesse varianti che si stanno manifestando a livello globale. Il turismo italiano gode di ottima salute, il numero di visitatori dall’estero è in costante aumento, le previsioni per il lustro in corso potrebbero avvicinarsi al record dei 100 milioni di arrivi, non più concentrati come nel passato in primavera-estate per il balneare e in inverno per la montagna, ma per ben oltre i 10 mesi.
A fare la differenza sono sempre più le città d’arte dalle quali si allarga il perimetro di visita all’intero territorio regionale e sovente a più Regioni. La durata media del soggiorno in ogni stagione supera la settimana, la spesa, soprattutto del turismo statunitense, cresce il doppio dell’inflazione, e ci si attende la ripartenza del turismo cinese e più in generale di quello orientale. Ciononostante le dimensioni del nostro Paese, e ancor più dei territori che ampliano il ritorno economico degli effetti turistici, obbligano a puntare ad un turismo di nicchia estero, non dovendo limitare quello interno, condizione che impone un costante adeguamento dell’offerta. Non a caso Milano, più di ogni altro territorio, cammina con il passo più veloce e per questo ne aumenta più intensamente la spesa pro capite.






