Il paradigma socio economico del nostro Paese negli 3-4 lustri si è sostanzialmente modificato nell’importanza dei ruoli dei pilasti che lo hanno retto, in termini di concorso alla realizzazione del Pil, di contribuzione fiscale e previdenziale e di occupazione. Il terziario nelle sue ampie e sempre più dilatate conformazioni ha scavalcato la produzione industriale in tutte le componenti che sono all’origine del modus operandi e vivendi dell’intero tessuto sociale. A confermare l’indirizzo intrapreso sono gli indicatori, costantemente in calo da otto trimestri della produzione industriale e in ultimo in aprile dell’export, la cui essenzialità è fornita dalla manifattura, ovvero dal made in Italy.

Il giusto equilibrio di un sistema socio-economico in grado di svilupparsi, abbisognerebbe di un industria più forte in grado di puntare maggiormente sull’occupazione qualificata, visto che nel terziario a guidare l’exploit è essenzialmente il commercio, la cui identità è sempre più indirizzata alla grande distribuzione e all’e-commerce, ai quali non è certo indispensabile utilizzare lavoro specializzato. Solo nel comparto del lusso e nel ricettivo alberghiero di elevato standing sono indispensabili alta preparazione e competenza.