Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
20 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:58
L’esito è quello che Donald Trump temeva da mesi. Non a caso in più occasioni aveva messo le mani avanti parlando di “questione di vita o di morte” e preannunciando sfracelli nel caso la Corte Suprema avesse stabilito che la Casa Bianca non poteva imporre dazi reciproci invocando l’International Emergency Economic Powers Act del 1977. È proprio quello che è successo venerdì, quando è arrivata la sentenza stando alla quale il presidente Usa ha travalicato i propri poteri legiferando su una materia di competenza del Congresso. Ora l’amministrazione deve affrontarne le conseguenze. Ovvero – per usare le parole scritte dallo stesso Trump il 12 gennaio – potenzialmente restituire “centinaia di miliardi di dollari, senza contare i risarcimenti che i Paesi e le aziende richiederanno per gli investimenti effettuati nella costruzione di impianti, fabbriche e attrezzature per evitare il pagamento”. Ma proprio per tutelarsi da quel rischio il Tesoro Usa ha preparato da tempo un piano B.
A mettere nero su bianco le possibili conseguenze e i modi per affrontarle è lo stesso giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh, che ha votato per mantenere i dazi, nella sua opinione di dissenso. Nel breve termine gli effetti potrebbero essere dirompenti: “Gli Stati Uniti potrebbero essere obbligati a restituire miliardi di dollari agli importatori che hanno pagato le tariffe in base all’International Emergency Economic Powers Act, anche se alcuni potrebbero aver già trasferito i costi ai consumatori o ad altri”. E il processo di rimborso “potrebbe essere un “disastro“”, come paventato durante le udienze orali dai rappresentanti del governo. In aggiunta, la decisione “potrebbe generare incertezze” sugli accordi commerciali stipulati sotto la minaccia della guerra commerciale.














