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20 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 15:15
“Durante l’intervento sono emerse significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli”. La relazione dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige su quanto accaduto il 23 dicembre a Bolzano prova a delimitare il perimetro delle responsabilità e a indicare nella sola equipe dell’ospedale Monaldi l’innesco della catena di errori che ha portato al danneggiamento del cuore, poi impiantato al bimbo di 2 anni e 4 mesi per cui sono state intraprese le cure per lenire il dolore. È un documento sintetico, schematico e soprattutto autoassolutorio, a fronte delle 290 pagine con cui l’Azienda ospedaliera dei Colli ha ricostruito la drammatica cronaca del trapianto fallito: quando il cuore è stato estratto dal contenitore “era inglobato nel ghiaccio”. Ma nel passaggio più delicato – il tipo di ghiaccio utilizzato per il trasporto del cuore – non ci sono riferimenti specifici. Chi ha preso il ghiaccio secco e come è stato impiegato per coprire il contenitore con il cuore. Un dettaglio tecnico solo in apparenza, che può fare la differenza tra un organo vitale e “un blocco di ghiaccio”.
La relazione – come riporta la Repubblica – è firmata da Michael Mayr, direttore del dipartimento della Salute della Provincia autonoma di Bolzano. In premessa si chiarisce che “l’atto chirurgico del prelievo, la perfusione, la conservazione, il confezionamento e il trasporto degli organi sono di esclusiva competenza e responsabilità dei rispettivi team di prelievo”. Una ripetizione dell’unico comunicato diffuso dall’inizio della vicenda. Il San Maurizio di Bolzano si effettuano le donazioni, mentre gli espianti vengono eseguiti dalle équipe dei centri trapianto destinatari degli organi. Il 23 dicembre, però, in sala c’erano due squadre: quella di Napoli per il cuore e quella di Innsbruck, partner storico dell’Alto Adige nella rete europea dei trapianti, che ha prelevato i reni destinati a Roma e Padova e il fegato per un proprio paziente. Un assetto complesso, con responsabilità distribuite ma confini operativi che, nei fatti, si sovrappongono nella stessa sala operatoria.













