Napoli – L’impiego di un box tecnicamente meno evoluto e il viaggio di andata senza ghiaccio a sufficienza con i contenitori più moderni che rimanevano nell’armadio. L’aggiornamento delle linee guida del 2025, le mail sulla formazione rimaste senza esito e naturalmente il «deficit comunicativo e procedurale» che il 23 dicembre scorso, all’ospedale Monaldi di Napoli, ha accompagnato le fasi cruciali del trapianto di un cuore gravemente danneggiato su un paziente di appena due anni e mezzo. Mentre il bimbo lotta per la vita attaccato a un macchinario e la famiglia deve fare i conti con il verdetto dei superesperti che hanno escluso la possibilità di un nuovo intervento, l’indagine per lesioni colpose aperta dalla procura di Napoli si allarga. Gli iscritti a loro tutela nel registro degli indagati sono sei, ma il numero potrebbe salire. Al centro degli accertamenti c’è già l’operato delle équipe del Monaldi che si sono occupate dell’espianto a Bolzano, con i medici Gabriella Farina e Vincenzo Pagano, e del trapianto eseguito a Napoli dal primario Guido Oppido. Nel capoluogo campano saranno trasmessi gli atti del fascicolo aperto contro ignoti dalla Procura altoatesina.

Bimbo trapiantato, la madre: non ci sono speranze, iniziano le procedure per il fine vita