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Ricomposta la serie di tele dipinte per uguagliare Michelangelo (forse)

da Venezia

Alla Punta da Mar, quel sottile triangolo che divide il Canal Grande da quello della Giudecca, il va e vieni di vaporetti, taxi-boat e barchini è incessante, incurante della pioggia battente interrotta da squarci di luce che qui è particolarmente Serenissima. Punta della Dogana, casa-tempio dell'arte di Monsieur Pinault, si prepara alla «gran stagione del contemporaneo» (che culminerà a maggio con l'apertura della Biennale Arte), mentre turisti vari fotografano il profilo inconfondibile di Santa Maria della Salute. Proprio qui, all'estremità di questo sestiere, ma quando tutto, tranne la luce, era diverso, lavorava Jacopo Robusti, il Tintoretto (1518-1594) perché da queste parti, prima di essere scalzata, nel 1630, per far spazio all'imponente basilica, c'era la Scuola della Santissima Trinità, una confraternita laica ospitata in un monastero già appartenuto all'ordine teutonico e poi retto dai rampolli di una ricca famiglia veneziana del tempo, i Lippomano, con contatti parecchio solidi a Roma (dettaglio da tenere a mente per la storia che segue).