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Il pittore diventa accumulatore di immagini casuali, da sovvertire con la pennellata geniale
Mi hanno sempre convinto poco le interpretazioni secondo le quali la vita e l'arte di Mario Schifano sarebbero state votate all'"autodistruzione". L'artista inquieto che si consuma, che fa di se stesso l'oggetto di ogni esperienza, anche la più letale, concependo la propria vita come un'opera, è un mito tardo-romantico, da maudit, che non ha affatto smesso di raccogliere ammiratori anche in tempi apparentemente poco romantici come gli attuali.
Chi ha seguito Mario Schifano nei suoi ultimi dieci anni di vita, dunque in quella che sarebbe dovuta essere la parabola conclusiva di un'autodistruzione costante e ineludibile, sa bene quanto l'uomo e l'artista fossero lontani da questa prospettiva.






