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Alfredino Rampi e il bimbo col cuore "bruciato": la storia italiana ci propone due vicende diversissime ma, incredibilmente, molto simili tra loro

C’è un filo invisibile che accomuna due bambini, due storie, due periodi temporali che sembrano distantissimi tra loro e che invece appaiono più che mai incredibilmente contigui. Da una parte c’è Domenico, il bambino di due anni con il cuore “bruciato”, ricoverato presso l’Ospedale Monaldi di Napoli e il cui destino appare purtroppo segnato; dall’altra Alfredo Rampi, caduto e rimasto intrappolato in un pozzo 45 anni fa per più di sessanta ore in un piccolo comune in provincia di Roma, prima di perdere ogni tipo di speranza di salvarlo. E, del resto, la memoria non può che correre inevitabilmente a quella indimenticabile tragedia di Vermicino del giugno 1981. Anche perché, a prescindere dal drammatico destino che lega Domenico e Alfredino, gli elementi che accompagnano la narrazione di entrambi gli eventi sono incredibilmente simili e s’intrecciano uno con l’altro a distanza di decenni.