La figura di Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico, il bimbo che in questi giorni ha commosso gli italiani, ricorda da vicino Franca Rampi, la madre di Alfredino, che tenne l'Italia con il fiato sospeso dopo che nel giugno 1981 cadde in un pozzo artesiano a Vermicino, vicino Roma.

"Dobbiamo fare in modo che nessuno soffra come ho sofferto io e nessun bambino possa passare quello che ha passato Alfredino", disse Franca Rampi dopo la tragedia.

E la mamma di Domenico ha ripetuto lo stesso concetto in questi giorni: "Dobbiamo tenere vivo il ricordo di Domenico ed evitare che accadano nuovamente cose del genere".

"Anche a noi è venuto in testa il parallelo tra le due vicende - ammette Michele Grano, esperto in Psicologia delle emergenze e vice-presidente del Centro Alfredo Rampi - che sono legate da un senso di impotenza, fragilità e ingiustizia perchè toccano quel tasto scoperto nella coscienza collettiva, più forte ancora quando la vittima è un bambino. Si crea un corto circuito tra la speranza e l'illusione: anche nella vicenda di Alfredino c'è stata una grande altalena tra speranza e preghiera, tutti eravamo lì a tifare perchè venisse salvato".

Nel caso di Alfredino, Grano ricorda come l'opinione pubblica si confrontò "con una grande macchina che si mosse per tentare di salvarlo ma in una grande disorganizzazione, senza una rete". Da quegli errori nacque poi nel 1982 il Dipartimento per la Protezione Civile "al quale si pensava da tempo ma la tragedia di Alfredino accelerò l'iter di costituzione. Franca ricorda che il capo dello Stato Pertini la incontrò dopo la tragedia per dirle che era stato istituito il Dipartimento della Protezione civile sotto la guida di Zamberletti, anche se poi ci vollero altri 10 anni per avere una legge sulla Protezione civile che oggi è un fiore all'occhiello per il nostro Paese".