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Il bimbo morto in piscina in Trentino aveva donato gli organi a un coetaneo in attesa di trapianto a Napoli. Il cuore però non è stato impiantato: rimpallo di responsabilità tra Bolzano e il Monaldi

Due vite troppo giovani per essere spezzate, legate per sempre da un destino crudele. La morte di uno avrebbe potuto salvare l’altro ma gli errori umani hanno permesso che il cuore del piccolo Moritz Gerstl, morto a 4 anni in una piscina in Trentino-Alto Adige si fermasse per sempre, impedendogli di dare una seconda vita al piccolo Domenico Caliendo. E ora, la famiglia di Moritz piange due volte la morte del suo bambino, perché avevano sperato che quel gesto di enorme generosità di donare gli organi potesse in qualche modo tenere in vita il Moritz, perché il suo cuore avrebbe continuato a battere in un altro corpicino, con il quale magari sarebbe cresciuto, accompagnando quel bimbo napoletano fino all’età adulta.

I medici di Bolzano hanno fatto di tutto per salvare Moritz, vittima di un incidente il 15 dicembre nella nuova piscina coperta di Curon, in Val Venosta. Sarebbe caduto in acqua senza che nessuno se ne accorgesse e una volta recuperato dal fondo della vasca è stato subito rianimato ma non ha mai più ripreso conoscenza. È stato trasferito in elicottero all’ospedale San Maurizio di Bolzano ma nonostante tutti i tentativi, nonostante i medici abbiano provato di tutto per evitargli la morte, il 22 dicembre, dopo 7 giorni di battaglia ininterrotta, il suo cuore ha smesso di battere. In quel momento la decisione dei genitori di donare gli organi e chissà, forse speravano che un giorno avrebbero potuto conoscere il bimbo che il loro Moritz aveva salvato. Dopo l’accaduto hanno preferito il silenzio, comprensibile, perché il loro Moritz è come se fosse morto una seconda volta.