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20 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:02

C’è qualcosa di ipnotico nel curling, osservando una pietra che scivola sul ghiaccio verso il centro del bersaglio. Eppure, a molti italiani, questa disciplina fa venire in mente un pomeriggio al bocciodromo più che un’arena olimpica. E non è una semplice impressione: il curling nasce nella Scozia medievale come una gara di pietre fatte scivolare sul ghiaccio. Il primo riferimento scritto risale addirittura al 1541, nei registri dell’abbazia di Paisley, nel Renfrewshire. Insomma, le “bocce su ghiaccio” esistevano già cinque secoli fa. Il paragone, allora, è inevitabile. Entrambi sono giochi di precisione e strategia. Si studia l’angolo, si misura la forza, si ragiona di tattica come in una partita a scacchi. Ma mentre il curling è disciplina dei Giochi Invernali dal 1998, le bocce restano (per ora) fuori dal programma dei Giochi estivi. E dire che i numeri non mancano.

Secondo la Confédération Mondiale des Sports de Boules, i praticanti nel mondo sarebbero oltre 60 milioni. Italia, Francia, Spagna e buona parte dell’America Latina contano leghe affollate e tornei seguitissimi. In Italia, la Federazione Italiana Bocce (FIB) nel 2024 registrava tra gli 80 e 90mila tesserati. E se allarghiamo lo sguardo all’Australia, dove le bocce si giocano dal 1845, si superano i 1.800 club e quasi 2 milioni di praticanti. Allora perché non renderle una disciplina olimpica? La risposta è un intreccio di organizzazione, politica sportiva e televisione.