Alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 il vero fenomeno di massa è il curling. Al Cortina Curling Olympic Stadium gli spalti sono gremiti in ogni sessione dei round robin e nelle fasi a eliminazione diretta. L'atmosfera che da sempre accompagna le sfide sul ghiaccio ha lasciato spazio a un tifo caldo e passionale, fatto di cori, applausi ed energia contagiosa durante i vari end delle partite. Eppure la tradizione del curling racconta tutt'altro.
Storicamente, durante il lancio delle stone, il pubblico è chiamato al silenzio assoluto per non interferire con la concentrazione degli atleti. Una consuetudine radicata che la World curling federation ha inizialmente cercato di far rispettare anche in questa edizione dei Giochi, proiettando sui maxischermi il messaggio "Quiet Please" (Silenzio, per favore) nel tentativo di contenere l'entusiasmo del pubblico italiano. Il risultato, però, è stato inaspettato. Non solo gli spettatori non hanno rinunciato al proprio calore, ma diversi atleti si sono apertamente schierati contro il tentativo di silenziare gli spalti.
Tra le voci più autorevoli quella dello svizzero Yannick Schwaller, che ha criticato i messaggi sui display sottolineando come la carica del pubblico sia parte integrante dello spettacolo e vada accolta, non repressa. Sulla stessa linea anche la federazione canadese, che sui social ha evidenziato quanto il sostegno dei tifosi possa incidere in gare di così alto livello, dove la pressione è altissima e ogni dettaglio fa la differenza. La federazione internazionale ha quindi chiarito: «Nessuno chiede di non fare rumore. C'è un'atmosfera splendida». E proprio da questa presa di posizione è arrivata la decisione: la scritta "Quiet Please" non verrà più inserita durante le gare di curling. Così il tifo italiano, unito a quello delle migliaia di appassionati arrivati da tutto il mondo, è riuscito a far cambiare una regola non scritta di uno sport fino a pochi anni fa poco conosciuto al grande pubblico.










