Ilupi fanno meno danni agli allevamenti quando vivono in branco. A dirlo è uno studio scientifico, pubblicato su Biological Conservation, condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Pavia che ha analizzato per anni la dieta del predatore simbolo dell’Appennino. I risultati hanno evidenziato che sono soprattutto gli individui solitari, spesso giovani in dispersione, a ricorrere più frequentemente agli animali d’allevamento, mentre i branchi strutturati si concentrano prevalentemente su prede selvatiche come cinghiali e caprioli.

Un dato che potrebbe cambiare il modo in cui, a livello politico e amministrativo, si affronta il conflitto nella convivenza tra il lupo (Canis lupus) e le attività umane, in particolare l’allevamento. Spesso tale conflitto è alimentato dall’idea che i lupi attacchino sistematicamente greggi e animali “da reddito”, ma questi nuovi dati scientifici aiutano a comprendere meglio il comportamento di questo predatore e a sfatare alcuni luoghi comuni.

Come hanno studiato i lupi liguri

Tra il 2008 e il 2013 i ricercatori hanno raccolto in tutta la Liguria 1.457 campioni fecali di lupo, che hanno permesso di ricostruire con precisione chi fossero gli animali presenti e cosa mangiassero. L’area di studio, da zero a 2.153 metri di altitudine, si è estesa su 5343 km² comprendendo una parte dell'Appennino settentrionale e delle Alpi occidentali italiane, fino al confine con la Francia.