Il lupo in Italia non è più una specie sull’orlo dell’estinzione. Dopo decenni di tutela, la popolazione si è espansa lungo l’Appennino e sulle Alpi. Ma mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi sui numeri e sulla convivenza con le attività umane, la comunità scientifica richiama l’attenzione su un’altra criticità: la progressiva ibridazione con il cane domestico.

Uno studio scientifico congiunto condotto dall’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana (Izslt) e dalla Sapienza Università di Roma, pubblicato su Biological Conservation, rivela per la prima volta un quadro allarmante sull’influenza del cane domestico sul patrimonio genetico del lupo italiano. Questo fattore, secondo gli autori della ricerca, impone di “considerare la componente genetica delle popolazioni di lupo nella valutazione del loro stato di conservazione, soprattutto alla luce del recente declassamento del loro status di protezione in tutta Europa”.

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Non più soltanto un problema numerico

Fino a qualche anno fa, il pericolo principale per il lupo in Italia era l’estinzione demografica in uno scenario con pochi esemplari, popolazioni frammentate, caccia illegale e distruzione degli habitat. Oggi, grazie a protezioni e monitoraggi, quei numeri sono stati in gran parte recuperati. Tuttavia, secondo lo studio, quello che ora preoccupa è un diverso tipo di rischio: l’alterazione genetica della specie.