Sono undici le persone fermate dalla polizia per il linciaggio che una settimana fa ha causato la morte di Quentin Deranque, studente di matematica di 23 anni e militante della destra identitaria lionese.

Tra queste due ragazze di una ventina d’anni, sospettate di aver fornito agli autori del pestaggio un alloggio o un luogo di rifugio, ma soprattutto due collaboratori del deputato della France insoumise (Lfi) Raphaël Arnault. Favrot, secondo quanto riferito al Figaro da una fonte vicina all’inchiesta, non solo era presente durante l’agguato, ma avrebbe anche inferto i colpi mortali assieme ad altri cinque fermati. «Era uno dei principali obiettivi dell’operazione di martedì.

Non è un sospettato secondario o marginale», ha detto al Figaro la fonte. Membro del collettivo di estrema sinistra della Jeune Garde, fondato nel 2018 dal suo datore di lavoro Raphaël Arnault e sciolto lo scorso anno dal Ministero dell’Interno perché considerato una minaccia per l’ordine pubblico, Favrot era anche finito nel registro degli schedati “S” (la lettera con cui i servizi segreti marchiano gli individui considerati pericolosi per la sicurezza dello Stato) per le sue azioni violente. Ma non è tutto. Secondo le informazioni del Figaro, Favrot sarebbe inoltre noto alle forze dell’ordine per almeno quattro reati, tra cui “furto”, “detenzione di armi” e “lesioni personali”. Altri quattro dei sei principali sospettati, anch’essi militanti della Jeune Garde, sarebbero schedati “S” e attivamente sorvegliati dai servizi segreti. E c’è un altro collaboratore di Arnault nel mirino degli inquirenti: si tratta di Robin Chalendard, anch’egli membro della Jeune Garde, accusato di aver dato rifugio o fornito un alloggio a uno degli autori del pestaggio di Quentin.