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Shaun Walker racconta la storia del più raffinato e feroce programma di spionaggio al mondo
Questa storia ha due estremi, in mezzo una sciarada dove nessuno è chi dice di essere. Primo estremo: siamo a Londra in una mattina dell'ottobre del 1902. Da una carrozza scende un uomo che bussa pieno d'angoscia per tre volte alla porta del numero 30 di Holford Street. Viene ad aprirgli una donna che tutti conoscono per essere la moglie del dottor Jacob Richter. Subito dopo spunta il doctor Richter, entusiasta di accogliere il visitatore partito dall'insediamento siberiano di Verchojansk e che ha raggiunto la capitale britannica dopo un epico viaggio condotto con quasi ogni tipo di mezzo disponibile. Lo apostrofa: "È arrivato Penna!".
Penna è il soprannome di uno dei più brillanti cervelli bolscevichi noto per le sue doti di scrittura: Lev Bronstejn. Tutti nel partito lo chiamano Penna, lungo il percorso ha cambiato diversi nomi. È così aduso agli pseudonimi che anche il lettore probabilmente lo conosce con quello più famoso: Trockij. Ah ovviamente il dottor Richter è Vladimir Ul'janov, per gli amici Lenin. Entro pochi anni andranno al potere in Russia e porteranno con sé una metodologia di gestione del potere basata sulla segretezza, l'infingimento e anche la capacità di infiltrarsi in qualsiasi apparato simulando o dissimulando la propria identità.






