Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

18 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 16:40

All’Arena Santa Giulia l’aria sa di cemento e vernice, di plastica nuova e promesse. Dentro l’impianto la luce è bianca, quasi feroce al cospetto della muraglia di pubblico. Il ghiaccio brilla, le lame scavano solchi invisibili, i corpi si urtano, il pubblico trattiene il fiato. Poi canta, balla, urla. È uno spettacolo antico e insieme straniero, eppure familiare. L’hockey a Milano è stato un passatempo e un collante sociale, un rito di quartiere quando la città si riconosceva ancora nei suoi palazzi e palazzetti. Ora è tornato, per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, fino a domenica 22 febbraio, quando la finale maschile chiuderà i Giochi. Poi il silenzio. Di nuovo.

L’Arena è nuova, talmente nuova da sembrare ancora in attesa di se stessa. Ci sono pareti spoglie, corridoi che odorano di cantiere. Fino a poche settimane fa si parlava di ritardi, di allarmi, di lavori che non finivano mai. Adesso si moltiplicano le lodi: è bellissima, si dice. Lo è, se la si guarda da dentro. Fuori, però, non c’è quasi nulla. Attorno all’impianto il quartiere è un’idea più che una realtà. Da Rogoredo partono bus nuovissimi, lucidi, con i tifosi stretti trasportati verso l’impianto nel nulla. Al ritorno le code si allungano, le attese si fanno fredde. Ma le considerazioni sull’Arena contano fino a un certo punto. Santa Giulia diventerà una bella casa per concerti e grandi eventi musicali. Non per lo sport, non per l’hockey. L’hockey qui è ospite, non residente.