Sempre più la filosofia politica e morale si occupa dei cicli di vita delle persone. Se pensiamo alla demografia, il perché di questa scelta è abbastanza evidente. Se la demografia riproduce nel tempo equilibri accettabili, in realtà -senza trascurarne l’importanza- non emerge grande questione etico-politica. Per intenderci, se i nati sono eguali ai morti e il numero di quelli che iniziano a lavorare equivale a quello di quelli che vanno in pensione, allora il sistema è sotto controllo. Se invece abbiamo bruschi cambiamenti nella composizione della popolazione, le cose cambiano. Il cosiddetto “inverno demografico”, che caratterizza l’andamento demografico dell’Italia, rappresenta un esempio chiaro di quanto detto. In casi del genere, che non riguardano solo l’Italia ma anche da tempo il Giappone e poco alla volta tutto il mondo industriale avanzato, l’invecchiamento progressivo della popolazione genera squilibri notevoli in settori fondamentali della vita pubblica come quelli della sanità e della previdenza sociale. Ne segue che viene giocoforza chiamato in causa, anche dal punto di vista etico-politico, tutto il modello teorico della giustizia distributiva.
Qualcosa di simile avviene anche quando si considerano gli interessi delle generazioni future, cosa che avviene in particolare quando riflettiamo sul degrado ambientale, sul cambiamento climatico e in genere sulle conseguenze dannose che i comportamenti degli umani di oggi possono avere per i loro discendenti. Oramai, è abbastanza accettato che abbiamo un obbligo di sostenibilità nei confronti delle generazioni future, che, grosso modo, consiste nel non lasciare loro il pianeta in condizioni peggiori di quanto lo abbiamo trovato. Obbligo questo che però cozza con una clausola di non-reciprocità: gli obblighi di giustizia in una società come le nostre si fanno spesso dipendere dal fatto che dopotutto stiamo nella stessa barca e che quindi c’è una reciprocità di base alla loro origine. Ora, non c’è bisogno di Groucho Marx per capire che i posteri non hanno fatto molto per noi…







