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Ultimo aggiornamento: 7:40
Anche quest’anno si è tenuto in settembre a Mestre il Festival della Politica dal titolo Nascere al Mondo con sottotitolo Futuro e Demografia. Interessanti le analisi, ma “risparmiata” l’implicita conclusione che invece vale la pena portare in chiaro.
I dati demografici italiani evidenziano, più di altri Paesi europei, un trend marcatamente negativo delle nascite non più in grado di impedire il declino della popolazione. Sono ragioni economiche, sociali e culturali. Il crollo del welfare che ha colpito soprattutto il lavoro dei giovani attratti da Paesi più generosi verso le nuove generazioni non spiega tutto, perché anche qui il tasso di fertilità non sopravanza di molto la media europea.
Da una parte ha inciso certamente il noto mutamento storico della condizione femminile, ma dall’altra soprattutto un futuro che ha perso lo slancio vitale dell’ultimo nostro dopoguerra. Le promesse di benessere e di pace universale si sono rovesciate nel loro opposto con guerre, carestie, inquinamenti ed eventi climatici estremi che ci stringono sempre più da vicino. E chi vive delle briciole dello status di “occidentale” teme fughe migratorie incontrollabili su scala globale. La crisi di tutte le istituzioni sovranazionali chiude il quadro. La percezione è di scivolare lungo un piano inclinato che nessun sovranismo sarà mai in grado di raddrizzare. Insomma, ad ogni desiderio più o meno consapevole di fare liberamente figli sono tarpate comunque le ali, a fronte di un automatismo riproduttivo storico-culturale che non funziona più.






