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18 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:06

Botta e risposta, con tanto di lettere protocollate, dentro al Consiglio nazionale forense, Cnf, l’organismo istituzionale dell’intera avvocatura, come il Csm (quasi) per i magistrati. Almeno una ottantina di avvocati hanno scritto una lettera di protesta al presidente Francesco Greco, accusato di faziosità e di uso improprio della funzione, per aver espresso la sua personale posizione favorevole alla riforma costituzionale come se fosse quella di tutti gli avvocati, con tanto di pubblicazione dei suoi interventi sul sito ufficiale del Cnf.

La replica di Greco è singolare: si dice d’accordo con loro, dato che non è stato lui ad autorizzare la pubblicazione delle interviste sul sito del Consiglio e, comunque, ha sempre parlato a titolo personale. I fatti, però, raccontano un’altra storia. Che non può che partire dalla lettera degli avvocati: “Apprendiamo con stupore che sul sito istituzionale del Cnf sono state pubblicate diverse interviste da Lei rilasciate sul tema referendario, a favore del ‘Sì’. Non si vuole qui entrare nel merito di tali dichiarazioni, pure opinabili. È però evidente che le stesse non possano che essere state rilasciate a titolo personale, considerato che il Consiglio Nazionale Forense è un organo istituzionale che rappresenta l’intera classe forense – così come il suo Presidente – e, dunque, non potrebbe mai schierarsi a favore o contro una riforma costituzionale come quella di cui si discute. È peraltro noto, continua la lettera, come in tutta Italia siano stati costituiti da parte di avvocate e avvocati numerosi comitati per il ‘No’ che dimostrano la presenza di molteplici sensibilità e diverse posizioni sulla riforma oggetto del prossimo referendum”. Inoltre, gli avvocati firmatari scrivono di ritenere “del tutto inopportuno che nei Suoi interventi pubblici Lei non abbia chiarito di intervenire a titolo personale, ma si sia espresso a nome di tutta la categoria”.