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L'autrice di "Orbital" racconta il suo anno da incubo fra terapie, angosce e riflessioni
"La notte è un altro pianeta, assomiglia un po' al nostro. Buia, ovviamente buia, ma l'oscurità è cento cose che arrivano piano piano, l'oscurità è una danza di mille puntini luminosi. La sagoma rettangolare della luce del lampione sulla tenda. L'orologio sul forno che mi fa piangere con il suo doloroso ticchettio. 2.26. 3.49. 4.11. 5.48". Sono le 6 del mattino, un'altra alba sta per sorgere e Samantha Harvey non ha chiuso occhio. La sua notte è quel doloroso ticchettio, lunghissimo e sfinente. È il 2016 quando la scrittrice inglese inizia a non dormire più: non è che dorma poco, o a sprazzi, è che non dorme proprio. Ore e ore consecutive, anche cinquanta di fila, sempre sveglia: così nascono Le infinite notti, memoir di un anno intero di insonnia, un libro in cui Kate Bush si mescola a T.S. Eliot, il buddismo a Stranger Things, il resoconto medico all'autoarcheologia psicanalitica, l'infanzia al sogno, l'immaginazione alla scienza.






